Come Abbracciare l'Ombra...
- Lene Mare
- 16 mag 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 25 gen

Ero in un Bosco. Correvamo da un’ombra all’altra. Confusi, senza sapere perché correvamo.
Era Tutto troppo veloce per restare in ascolto. I Rumori si insinuavano sotto la pelle, sussurrando insicurezze.
Poi un corpo nero oscurò il candore della Luna, era un Grande Lupo.
La paura divampò in istinto. Il respiro catturò il tempo, impedendo di scorgere la vita dietro l’incontro. L’anima del Lupo fu negata nel suo intento, nel suo poter essere, nel suo poter scegliere. Perché, stanchi, ci fermammo per difenderci e alla cieca colpire.
Uno scontro di sguardi mi permise di vedere. Il Lupo era a terra. Colpito. Abbattuto. Atterrato. Fu allora che il sentire sgretolò l’inafferrabile. La pancia del Lupo divenne la mia pancia, il suo dolore divenne il mio dolore. Quel Lupo ero io.
Urlai. Ruppi la crosta di ghiaccio che ricopriva la mia pelle. Con la schiena attutii i colpi che ancora piovevano dalla Paura e con voce ancestrale scacciai ogni aggressione.
Piangere immersa in quel pelo morbido. Gioia. Abbandonarmi in un corpo caldo. Ritrovare una rivoluzione verso la me stessa che non ero. Un’indipendenza come un miracolo di possibilità. E contro ogni giustizia, ogni misura, regola o costrizione, afferrare i Fili del Tempo. Con braccia forti e animo determinato, tirare.
Tirare fino a tornare indietro.
Tirare per ridare la vita.
Tirai per poter, novamente, scegliere.
[Tratto da un Sogno]
Spesso ci troviamo a combattere o a scappare da quello che desideriamo profondamente per paura di non riuscire ad afferrarlo.
Quando ciò che ci fa stare bene si scontra con l'immagine di noi stessi che abbiamo costruito per sentirci al sicuro, può accadere di allontanarci invece di avvicinarci. In questi casi, i nostri desideri più autentici rimangono nascosti nell’Ombra delle nostre cantine interiori, mentre una personalità che consideriamo vincente, invulnerabile o perfetta vive al posto nostro.
La Personalità Ombra è una parte di noi che ha paura, si sente in colpa, si vergogna; una parte che ha avuto necessità di nascondersi o dimenticare. La chiamiamo "Ombra" non perché sia pericolosa, ma perché abbiamo dovuto negarla e disconnetterla. È un processo inevitabile: modelliamo la nostra identità attraverso le esperienze, il desiderio di appartenenza e i meccanismi di difesa. Da questi compromessi nasce una Personalità Armatura: la migliore forma che abbiamo trovato per relazionarci con il mondo e, allo stesso tempo, proteggere le nostre vulnerabilità.

Può accadere di sognare un’intimità, una relazione autentica basata sull'amore reciproco, ma di fronte alla vulnerabilità di un legame profondo ci proteggiamo, temendo di perdere il controllo e soffrire. Creiamo allora una Personalità Fuggitiva: fingendo di non aver bisogno di coinvolgimento, viviamo nella leggerezza di rapporti a breve termine, accontentandoci di soddisfazioni momentanee alimentate da un bisogno di novità che, spesso, non colma il vuoto. Oppure ci convinciamo di essere invulnerabili creando la personalità del Guerriero Supereroe: fingendo di non avere bisogni, cerchiamo soddisfazione nella cura degli altri. Ritrovandoci, poi, scarichi e disconnessi perché, continuamente occupati a salvare il mondo, dimentichiamo di ascoltarci e non sappiamo più come ricevere o nutrirci.
La riscoperta della Personalità Ombra non significa giustificare ogni impulso, ma neanche evadere da se stessi senza chiedersi il perché di ciò che accade. La complessità della nostra anima, nei suoi aspetti di Luce e Ombra, può essere così ambigua che a volte preferiamo oltrepassarla invece di attraversarla.
Crescendo, può accadere di ritrovarci completamente identificati con la nostra Personalità Armatura, al punto da non essere più in grado di spogliarcene. Essa diventa tutto ciò che conosciamo, a scapito di una possibilità più morbida di adattarci a un presente che chiede di ricordare cosa ci sia sotto. Possiamo allora sentirci frammentati e confusi, percependo la costante mancanza di qualcosa che non sappiamo definire. È in questi momenti che la Personalità Ombra pulsa nelle nostre arterie per darci l’opportunità di ampliare la nostra libertà di scelta su chi possiamo essere e come vogliamo vivere. Incontrare l’Ombra è un’esperienza intensa e spaventosa: ci mette sulla soglia di una trasformazione, mostrandoci il riflesso della nostra nudità più autentica. Spaventa perché richiede di sacrificare la vecchia identità per generare materia da cui il nuovo sé possa rinascere. Proprio come il bruco, che si scioglie prima di diventare farfalla.
"Sognai di essere in una casa sconosciuta, scendevo le scale alla fine delle quali c'era una porta, entrai e vidi un uomo che mi era estraneo, ma che era anche molto simile a me."
Il primo passo verso l'autenticità è riconoscere quelle parti di noi che tendiamo impulsivamente a nascondere. Controllando, evitando o giudicando gli impulsi che vivono sotto la nostra pelle, ci neghiamo la possibilità di sentire completamente, accontentandoci di un’esistenza a metà. Così reprimiamo forze vitali: la capacità di difenderci riconoscendo i nostri limiti, il piacere, la volontà di sentire con chiarezza chi siamo. Ci siamo abituati ad agire per dimostrare qualcosa al mondo, e non sappiamo più come agire per raggiungere i nostri valori personale.
Spesso ciò di cui abbiamo più paura, o che ci disturba negli altri, cela proprio un frammento di noi che abbiamo dimenticato e che chiede di essere ascoltato. Mi sono scoperta a rinnegare la mia parte gelosa, recitando il ruolo della donna "rivoluzionaria". Quando ho amato profondamente, però, la gelosia è emersa con una forza paralizzante. La combattevo perché la consideravo un sentimento "sbagliato", meschino, incompatibile con l'idea di amore libero che volevo incarnare. Eppure, quel sentire era reale. Cercando di eliminarlo come se fosse un difetto, stavo in realtà soffocando il mio bisogno fondamentale di sentirmi al sicuro e rispettata. La gelosia non era un nemico, ma un messaggero: mi indicava una insicurezza antica di cui avevo bisogno di prendermi cura. Solo smettendo di giudicare questa emozione come "scomoda" e iniziando a chiedermi perché fosse presente, ho potuto ascoltare cosa volesse comunicarmi: un bisogno di reciprocità e di cura necessari per amarsi senza farsi male. In quel momento, l'onestà ha cambiato la mia prospettiva, chiarendo il mio desiderio, non chiedevo al mio partner di cambiare o di limitare la sua libertà, ma gli chiedevo di essere testimone della mia fragilità. Gli chiedevo di accompagnarmi in quel cammino verso la sicurezza, rispettando le mie ferite senza doverle guarire al posto mio, ma restando al mio fianco mentre imparavo aa accedere una luce in quel luogo dove riconoscevo solo il buio.
"L’Ombra però non scompare. Si presenta nei sogni, nei sintomi o nelle relazioni con gli altri."
Ciò che nascondiamo sotto l'armatura non svanisce. Resta nel corpo e riaffiora ogni volta che la realtà risveglia un frammento di noi che abbiamo abbandonato. Il corpo manda segnali: tachicardia, sudore, paralisi. Sussultiamo nel venire in contatto con lo sconosciuto e pensiamo ci sia qualcosa da "sistemare". Nel tentativo di spegnere i sintomi, cambiamo freneticamente ciò che ci circonda o ci rassegniamo, smettendo di sentire. Non siamo abituati a indagare su ciò che accade dentro; consideriamo le reazioni corporee pericolose perché fuori dal nostro controllo.
Quando fuggiamo troppo a lungo, emerge un conflitto interno: indecisione, ambivalenza o perdita di vitalità. Ci sentiamo persi. L’Armatura tenta di tenere tutto in ordine, mentre l’inconscio manda segnali sempre più intensi perché non può più far finta di non esistere. L’Armatura agisce per abitudine e schemi passati; l’Ombra reagisce con spontaneità al presente, creando scompiglio. Ci sentiamo intrappolati e temiamo che la realtà debba essere o tutta bianca o tutta nera. E se quello che ci venisse chiesto fosse una forma di integrazione? Mi sono chiesta quale sia la differenza tra scegliere e accogliere. Posso sentirmi gentile anche se a volte mi arrabbio? Posso esplorare la maternità senza avere figli? La mia risposta è che non c’è limite alla creatività di un’esistenza appagante se siamo onesti sui nostri limiti e sulle nostre espansioni. I Greci dicevano: "Trova il tuo Daimon, il tuo potere divino, e poi dagli la giusta misura". Siamo fatti di forze complementari. Vivere significa imparare ad accoglierle senza bollarle come giuste o sbagliate, ma consapevoli di come influenzano il nostro mondo.
Accogliere l'ombra è un processo delicato. L'approccio della Gestalt suggerisce di ridare spazio alle percezioni quotidiane sfrattate da una razionalità astratta. Per accorgersi delle proprie ombre non servono atti eroici, ma piccoli gesti:
Accorgersi di quando reprimiamo un gesto, un'emozione o un impulso. Diventare consapevoli di quando evitiamo qualcosa, perché nell'evitamento fuggiamo dal presente. (Essere consapevoli non significa agire ogni impulso, ma riconoscerlo).
Riconoscere cosa stava accadendo nel momento dell'evitamento. Diventare narratori della nostra vita per capire cosa ci influenza.
Accogliere con amore ciò che siamo. Osservare le proprie reazioni con onestà per poter scegliere serenamente quale parte di noi seguire.
Chiedersi il "Perché". Chiederci perché scegliamo di fare o non fare una cosa ci dà una direzione che deve essere chiara, prima di tutto, a noi stessi.
Cosa può accadere? Sorprendersi scoprendo parti di noi sconosciute, liberarsi dell'idea che per essere amati ci sia bisogno di reprimere sé stessi, imparare a comunicare la propria unicità. Quando mi giudico o mi svaluto, l’Ombra fuoriesce sotto forma di chiusura, esplosioni improvvise, frecciatine taglienti o ossessioni. Questo rende la nostra comunicazione ambigua e ci allontana dalla chiarezza interiore. Accogliere l’Ombra significa tornare a sentire e vivere secondo ciò che ci nutre, non secondo ciò che ci rende "perfetti". Il vero successo è avere il coraggio di portare noi stessi nel mondo.
"Diventare consapevoli dell’Ombra significa aprire una porta su noi stessi per vivere con maggiore pienezza." — C.G. Jung
Se qualcosa ti è risuonato dentro durante la lettura e hai voglia di condividere la tua esperienza scrivimi: lanottedigiorno@gmail.com
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